Carlo Cafiero

il figlio del sole

GRAZIE per gli apprezzamenti ricevuti, grazie a tutti coloro che hanno partecipato e un ringraziamento speciale agli organizzatori

Il regista Ugo Gregoretti, Bruno Tomasiello, Ezio Aldoni

Massimo Lunardelli, Franco schirone, Bruno Tomasiello, Ezio Aldoni

l'auditorium del Museo del Sannio completamente gremito di gente

articolo uscito sul “Vaglio”

articolo uscito sulla “Gazzetta di Benevento”

articolo uscito su “Sannio Press”

filmato realizzato dalla TV “NTR24”

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2 pensieri su “GRAZIE per gli apprezzamenti ricevuti, grazie a tutti coloro che hanno partecipato e un ringraziamento speciale agli organizzatori

  1. Errico Malatesta in ha detto:

    Carlo Cafiero: figlio del Sole, nemico del Dominio.

    L’annuncio della serata è presente da giorni sulla stampa locale; lo stesso per i resoconti a posteriori dell’iniziativa. La sala gremita di gente mai vista in “certe” situazioni, occasioni, contesti… non potevano mancare naturalmente i soliti intellettuali poltronai della “sinistra illuminata” e neppure carabinieri in borghese e polizia politica.

    Il tono di tutta l’iniziativa è austero. Serve a contribuire a dare quel senso di professionalità che deve pur legittimare il fatto che, nonostante tutto, si stia svolgendo una manifestazione che riguarda la figura di un anarchico. E poi, come dichiarano gli stessi autori/registi del video-documentario, esso“ tocca principalmente l’aspetto umano e non politico di Cafiero”. Insomma nessun intento apologetico o invito a “prendere i fucili e le scuri” per abbattere Stato e Capitale, o per scagliare nel 2012 la propria vita contro questo mondo: niente di tutto ciò ha caratterizzato la presentazione di “Carlo Cafiero: il figlio del sole”, che si è tenuta il 4 gennaio 2012 presso il Museo del Sannio di Benevento.

    E d’altronde già il fatto che il tutto si sia svolto in un museo, non può lasciare dubbi su quale fosse il tentativo generale, involontario o meno, della cosa: storicizzare la figura dell’anarchico Cafiero e del movimento di cui è stato un esponente di spicco, gettare nella pattumiera della Storia il suo arsenale di idee e pratiche, separare in un anarchico – come se fosse possibile! – gli aspetti personali e politici, cercare di rendere inattuale l’Idea – quella stessa Idea di Uguaglianza, Libertà e Solidarietà, che ancora agita i nostri cuori e le nostre menti, e che ancora vogliamo far trionfare e necessita di trionfare – e trasformarla in una bella favoletta casomai da propinare ai turisti* a caccia di tradizioni locali, che racconta di antichi cavalieri erranti, utopisti da strapazzo che volevano un tempo, ormai lontano, risolvere i mali del mondo (mali che implicitamente vengono spacciati per già risolti…) e che, rincorrendo questo folle sogno, hanno fatto una brutta fine**.

    La serata è stata moderata (e immagino organizzata) da Bruno Tomasiello a cui va riconosciuto senz’altro il merito di essere riuscito a mettere insieme in maniera attenta e dettagliata i documenti, anche inediti, che compongono il corposo volume uscito per i tipi della Galzerano, dal titolo “La Banda del Matese 1876-1878”, ma nulla di più, anzi! Purtroppo questo bancario di professione, che spesso nei comunicati stampa passa ormai per uno storico affermato, nonostante la sua attenzione per i dettagli che hanno riguardato il tentativo insurrezionale che andò in scena nell’aprile del 1877 sui monti attorno a Benevento, non ne è riuscito a cogliere il senso profondo, tanto che ha avuto in passato il coraggio (spero che ultimamente stia evitando di farlo ancora!) di sostenere che l’importanza dell’esperienza del Matese risieda nella successiva fuoriuscita di Andrea Costa dalle file del movimento anarchico per il suo approdo in parlamento come primo deputato del partito socialista legalitario***; e per aver favorito l’interessamento della Chiesa cattolica alla questione sociale****!

    Naturalmente non posso esimermi dall’esprimermi sulla forma che ha caratterizzato l’iniziativa, e che inevitabilmente ha influenzato quello che ne è stato il risultato finale.

    Non mi meraviglio del fatto che qualcuno che, anarchico non è, nonostante abbia avuto modo di essere a conoscenza dell’importanza che gli anarchici affidano alla coerenza tra mezzi e fini, possa decidere di sorvolare sui primi in favore dei secondi (come insomma fanno da sempre gli autoritari di ogni dove…), e scelga quindi la strada del patrocinio da parte delle istituzioni locali in una doppia funzione: da una parte un patrocinio “classico” per arrabattare i fondi e permettere di far girare la fagocitante macchina della “cultura” e di chi con essa ci campa o almeno non ci vuole perdere;

    dall’altra di legittimazione della manifestazione stessa. Pare infatti, che anche per ciò che riguardi la cultura ci sia bisogno della legittimità (una sorta di benedizione laica) di una qualche Autorità, tanto che trovandocisi in sua assenza, una manifestazione del genere non solo non possa essere definita culturale, ma neppure degna di interesse o valore, a maggior ragione se riguarda la figura di un uomo che delle istituzioni e delle sue appendici è sempre stato nemico.

    Ma, un po’ di contegno! Una volta raccattati i soldi e la benedizione, perché preoccuparsi di far presenziare i sindaci dei comuni patrocinanti, i cui antenati politici nell’esperienza del 1877 si videro entrare nei municipi una banda di “scalmanati” che gli incendiarono gli archivi delle proprietà catastali, che ancora oggi potrebbero subire, e quando possono subiscono, la stessa sorte!?

    Perché mai rammaricarsi dell’assenza del Presidente della Provincia “assente per motivi istituzionali”, la cui presenza fisica avrebbe potuto determinare qualche obiezione da parte di alcune individualità “recalcitranti” e dalla testa dura presenti in sala?!

    Ma soprattutto cosa avrebbe potuto mai dire un presidente della Provincia, quindi un uomo di Stato, riguardo ad un individuo che ha “sprecato” (secondo qualcuno dei presenti, ed a me è parso che anche gli autori del film, seppure ammaliati dall’aura di romanticismo che avvolge la figura di Cafiero, in ultima istanza la pensino così) la propria vita non solo per combattere l’essenza ideologica dello Stato ma anche le sue manifestazioni storiche e quindi i suoi uomini!?

    Non ho nulla in contrario in merito al fatto che qualcuno parli di Storia, e anzi ritengo che avvenimenti come quello dell’insurrezione del Matese o figure del calibro di Cafiero siano fin troppo sconosciute nel nostro territorio e che quindi iniziative volte a farle scoprire ad un vasto pubblico siano da considerarsi decisamente degne di nota. Così come sono convinto che non sia necessario essere anarchici per poterne parlare.

    Ma sono altrettanto convinto che in materia di anarchici di solito, chi anarchico non è – e a maggior ragione chi è nemico degli anarchici e della loro causa come lo sono un Presidente della Provincia o un Sindaco – ne parla, quando ne parla, o per denigrarli e criminalizzarli, o per “santificarli” bonariamente, e quindi implicitamente sminuire le loro teorie e la loro prassi considerandole figlie di disturbi mentali o semplici sogni ad occhi aperti nel migliore dei casi.

    Chi ha organizzato l’iniziativa del 4 Gennaio, volontariamente o meno si è reso complice di ciò. E dimentica, o tralascia volontariamente che nel 2012 permangono tutte le condizioni, che sinteticamente si riassumono nello “sfruttamento dell’uomo sull’uomo”, per auspicare l’anarchia e praticare l’anarchismo.

    “La rivoluzione, abbattuti gli ostacoli materiali che le si oppongono, e lasciata libera al suo corso, basterà da se sola a creare fra gli uomini il più perfetto equilibrio, l’ordine, la pace e la felicità più completa, perché gli uomini, nel loro libero sviluppo, non procederanno a guisa degli animali bruti ma a guisa di esseri umani, eminentemente ragionevoli e civili, i quali comprendono che nessun uomo può essere veramente libero e felice se non nella libertà e felicità comune di tutta l’umanità”

    *L’assessore provinciale alla cultura Carlo Falato nei suoi “saluti” d’apertura definisce il moto del Matese parte del patrimonio sociale e capitale culturale locale, della serie “abbiamo rischiato che scoppiasse la Rivoluzione, vediamo ora almeno di farci qualcosa di soldi!”

    **Carlo Cafiero 1846-1892, muore di tubercolosi all’età di soli 46 anni, nel manicomio di Nocera Inferiore

    ***Secondo Tomasiello l’esperienza del Matese avrebbe il merito di aver contribuito alla nascita del Partito Socialista Italiano in quanto, Andrea Costa, neppure direttamente coinvolto, a poca distanza dalla assoluzione dei membri della Banda del Matese, sulla «Plebe» del 3 agosto 1879 , in una lettera intitolata Ai miei amici di Romagna, critica duramente l’impostazione insurrezionalista data alla attività dell’Internazionale in Italia. In pratica abbandonò il movimento anarchico a favore del socialismo parlamentarista;

    ****Pare che al momento dell’arresto dei membri della Banda del Matese, con loro venissero tradotti in carcere anche due frati, uno di Letino, l’altro di Gallo Matese, che erano andati incontro agli internazionalisti, prima che entrassero nei rispettivi paesi, per sincerarsi delle loro intenzioni “pacifiche” e rassicurare la popolazione. I due frati vennero presto scarcerati, ma a dire di Tomasiello questo avvenimento sembrerebbe aver ispirato Papa Leone XIII nel suo interessamento per la Questione Sociale. Sia con la sua «Quod Apostolici Muneris» del 1878, sia con la successiva «Rerum Novarum» del 1891 il Papa condanna il «socialismo, comunismo, nichilismo», visto come un unico e solo movimento, soprattutto per la sua opposizione ai valori morali, agli istituti naturali, ai legittimi diritti di proprietà e di autorità. Il Papa vi oppone la dottrina cattolica sull’ordine sociale, nel quale tutti gli uomini sono uguali per vocazione e per responsabilità dinanzi alla legge divina, ma si distinguono in governanti e sudditi, legati da reciproci doveri e diritti e tenuti alla concordia, anche a prezzo di ingiustizie, pur di salvare il male minore. Il Papa afferma la legittimità della proprietà privata, ma anche il dovere e la necessità di aiutare i poveri.

    • Bruno Tomasiello in ha detto:

      Non è mia abitudine commentare ciò che scrivono o fanno gli altri. Tuttavia, essendo stato chiamato in causa in prima persona, sento il dovere di intervenire per ripristinare un livello minimo di verità dopo quanto scritto su questo blog a proposito della manifestazione del 4 gennaio u.s. a Benevento.
      Premetto e prometto che questo sarà l’unico mio intervento in quanto ritengo queste discussioni totalmente sterili e prive di ogni efficacia.
      Pare che non ne abbiamo azzeccata una!
      La “sala”, all’interno di un museo (come se a Benevento ci fossero tante altre sale, abbastanza capienti e confortevoli da potersi utilizzare, gratuitamente); “gremita” (non vedo perché dolersi di una presenza massiccia); “presenza di intellettuali, carabinieri e polizia politica” (la prossima volta, se mai ci sarà, provvederemo a farci consegnare, all’ingresso, un documento di riconoscimento o farci dichiarare la professione da ciascun intervenuto, vietando l’ingresso, ovviamente, a queste categorie); il “tono” della manifestazione definito “austero” (si presentava un documentario storico non certo una rivista da avanspettacolo. Io lo definirei meglio “serio”); senza nessun intento “apologetico” (da Benevento doveva ripartire evidentemente quella rivoluzione che a Cafiero non era riuscita).
      Poi si passa alle solite accuse di aver utilizzato quelle Istituzioni e quelle figure istituzionali che lo stesso Cafiero avrebbe voluto distruggere facendo credere, neanche velatamente, chissà quali grandi interessi economici ci siano stati dietro questa iniziativa. Non solo. Ci si domanda perché dolersi dell’assenza del Presidente della Provincia (padrone di casa, guarda caso) ovvero – udite! udite! – perché far partecipare i sindaci dei comuni che Cafiero e i suoi compagni provarono a distruggere.
      Strano. Essendo assente il sindaco di San Lupo, è lecito pensare che l’esclusione dovesse riferirsi al sindaco di Letino. Oggi si chiede di escludere dalla manifestazione lui e l’Ente da questi rappresentato, in altri momenti non ci si è mostrati così contrari a richiedere la sua collaborazione (anche in termini economici, utilizzando i soldi del Comune di Letino) per finanziare iniziative simili, a volte, molto più frivole e di poco interesse storico (pranzi, mezzi di trasporto, ecc. ecc).
      Inoltre, per rispetto della verità, preciso che tutta la manifestazione è costata agli Enti patrocinanti circa 1.000,00 euro. Di cui circa 800,00 euro sono serviti per le spese di viaggio, vitto e alloggio degli intervenuti; uno degli autori del documentario, inoltre, è venuto, a proprie spese, con mezzo proprio, e, a proprie spese, ha alloggiato a San Lupo; le spese del service che ha curato l’allestimento audio/video per la proiezione sono state sostenute dal sottoscritto.
      Si finisce con le accuse alla mia persona. Evito, per carità di patria, di commentare certe affermazioni totalmente inesatte e fuori da ogni logica umana. Devo, però, obbligatoriamente, precisare alcune cose.
      Si, sono io, Bruno Tomasiello, bancario di professione (gravissima colpa quella di essere bancario) uno degli organizzatori di questa manifestazione. Fin dall’inizio, con altri amici di Benevento, ho collaborato con gli autori del documentario i quali, una volta ultimato, mi hanno chiesto di dar loro una mano per organizzare la sua presentazione. Forse non avrei dovuto perché non sono – come te che di autodefinisci Errico Malatesta – un “pasdaran dell’anarchismo”, un rivoluzionario a 360° gradi, pronto a imbracciare fucili per fare la rivoluzione?. No, mi dispiace, non lo sono. Tuttavia credo di poter ugualmente, da uomo libero, parlare di un personaggio storico come Cafiero, farlo conoscere e additarlo come esempio alle future generazioni. Credo di poterlo fare, secondo le mie convinzioni, senza dover chiedere il permesso a quanti blaterano continuamente senza mai realizzare nulla. Credo di poterlo fare organizzando manifestazioni e incontri con l’aiuto e la collaborazione, anche economica, di chi mi sta vicino ed è disposto a lavorare con me.
      Non sono uno storico, sono un bancario (colpa sempre gravissima e a quanto pare comune a molte altre professioni: giornalista, insegnante, medico, avvocato…forse solo il ricercatore universitario, precario, è degno). Se qualcuno mi definisce “storico affermato” non dipende certo da me. Ho sempre ribadito il contrario, fin da quando ho presentato il mio libro e in ogni occasione possibile. Se chi mi attacca lo avesse letto (o, meglio ancora, avendolo letto, lo avesse capito) forse, oggi, sarebbe il primo a definirmi un appassionato, uno studioso, un amante del proprio paese. E basta. L’etichetta di storico o di intellettuale non mi appartiene; non lo sono e non voglio esserlo. E tu che scrivi lo sai benissimo.
      Se avessi letto il mio libro o se, almeno, fossi stato attento quando ho presentato il mio lavoro da qualche parte, certamente, oggi, non mi attribuiresti di aver detto: “…di sostenere che l’importanza dell’esperienza del Matese risieda nella successiva fuoriuscita di Andrea Costa dalle file del movimento anarchico per il suo approdo in parlamento come primo deputato del partito socialista legalitario e per aver favorito l’interessamento della Chiesa cattolica alla questione sociale!
      Su questo punto fai molta, molta confusione!
      Non ho mai affermato che l’importanza della Banda del Matese stia nel fatto che Costa lasciò il movimento anarchico per diventare socialista. È innegabile però che il fallimento del Matese, insieme al fallimento dei precedenti tentativi, spinsero Costa a lasciare i vecchi compagni e aderire ad una corrente di pensiero, più moderata, che porterà alla nascita del Partito socialista italiano. Si può affermare, pertanto, che una delle conseguenze (non il risultato) della spedizione matesina è, sia pure indirettamente, la nascita del primo partito di massa italiano. Così come non è vero che il rivoluzionario imolese non ebbe alcun ruolo nella spedizione del Matese, mio caro Malatesta! Costa, pur non condividendo l’idea, la sostenne e si dichiarò disponibile a intervenire una volta scoppiata la rivolta. Questo è storia, non è fantasia. E, soprattutto, non credo ci sia nulla di cui rammaricarsi.
      Ancora.
      I sacerdoti arrestati (non sono frati ma i parroci di Letino e Gallo Matese) non andarono incontro agli Internazionalisti (almeno non quello di Letino).
      Quello che io ho sempre affermato è il fatto che la Banda del Matese (questa è la cosa veramente importante di quel tentativo) pose al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica dell’epoca la “Questione Sociale”.
      Le posizioni del pensiero politico, del mondo cattolico, della cultura dell’epoca, in merito alla questione sociale, al tempo dei fatti del Matese, sono ben rappresentate dall’enciclica papale “Quod Apostolici Muneris”: chiusura totale e negazione assoluta di ogni questione sociale.
      Una possibile conseguenza della presa di coscienza, da parte dell’opinione pubblica, dell’esistenza di una questione sociale, è rappresentato dal fatto che, lo stesso Papa, che nel 1878 scrive la “Quod Apostilici Muneris”, condannando ogni rivendicazione sociale, qualche anno dopo, scriverà un’altra enciclica, la “Rerum Novarum”, universalmente riconosciuta, ancora oggi, dagli intellettuali “poltronai”, dalla Scienza e dalla Cultura, (non da te evidentemente che ti senti superiore), come un’enciclica di apertura, anche se moderata, sulle questioni sociali. Considerato il punto di partenza del 1878, La “Rerum Novarum”, con tutti i suoi limiti, rappresenta la prima vera apertura del magistero ecclesiastico alle problematiche sociali. Questa metamorfosi, verosimilmente, è frutto anche dell’opera di Cafiero e dei suoi compagni.
      Mi sembra ci sia una bella differenza rispetto a quanto affermato nel Blog. Altro che interessamento del Papa all’episodio del Matese. Sai quanto poteva interessare al Papa di Roma la sorte di due poveri preti di campagna…
      Infine, sento comunque il dovere di ringraziarti per aver partecipato e spero che almeno il documentario (non la manifestazione nel suo complesso) ti sia piaciuto.
      Bruno Tomasiello

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